CRACOVIA AUSCHWITZ LUGLIO 2024. UN VIAGGIO NECESSARIO
CRACOVIA AUSCHWITZ_NECESSARIO è l’aggettivo giusto per un viaggio che non possiamo certo definire semplicemente viaggio.
NECESSARIO è il dovere della Memoria. Anche per una comunità cristiana. La nostra comunità ha provato a (so)stare “dentro” le orme di milioni di donne, uomini, bambini, vecchi etc. passati da questa impressionante lucida matematica razionale industria della morte.
NECESSARIO è stato l’attraversamento di un Grande Silenzio che ci ha parlato di esistenze brutalizzate e passate “per un camino” e che adesso “sono nel vento”, come canta Guccini nel suo “salmo laico” “Auschwitz” (1967).
NECESSARIO è stato andare dal 17 al 21 luglio con la comunità cristiana di Longuelo e scegliere di (so)stare nel quartiere e nel ghetto ebraico di Cracovia, dove Spielberg ha girato l’insuperabile vicenda di Oskar Schindler.
NECESSARIO è il confronto con questa pagina della storia che mette ancora lacrime addosso e fa vibrare la carne. E genera domande su domande: l’origine del Male, lo scandalo dell’assenza di Dio… Si è scritto e detto tanto. Ma non basta mai. Molti già sono stati in quei luoghi dove si è celebrata la “banalità del Male” (Arendt) e la sua assurdità. Non siamo i primi, non dovremmo essere gli ultimi. Il confronto con questa pagina del Novecento – vivido, brutale a tratti – interroga anche l’oggi.
NECESSARIO andare ad Auschwitz-Birkenau perché “è accaduto, e potrebbe accadere di nuovo” (Primo Levi).
Durante il nostro pellegrinaggio della Memoria abbiamo più volte cantato “Il campo” un breve testo poetico che l’amico Ivo Lizzola ha scritto appositamente per noi e che i nostri ragazzi – Samuele Piazzi e Nicolò Magrini – hanno messo in musica. E’ una preghiera, un dolce ricordo di Etty Hillesum, tra le molte figure che hanno tenuto acceso la fiammella debole e fragile della fede nell’umanità.
Ecco il testo:
Quei corpi si sono fatti fango
Nell’affanno del cielo livido
quelle mani senza più grazia:
è spezzato il respiro nel rantolo.
Sulle crepe, su orli desolati
di campi piatti grigio cenere,
ondeggiano papaveri dolciastri,
larghe le macchie rosso sangue.
Etty fior di gelsomino
un palo nel morso dei marosi:
è dentro il campo di battaglia
a sentire la spina dell’attesa.
E infine restano solo occhi,
ultima carezza disperata,
levati verso il vuoto, verso l’alto
e si aprono, piano, nella notte.
Qui il file audio della canzone:
Qui il libretto per le meditazioni:
Il viaggio pellegrinaggio è stato anche gustare le bellezze e le ricchezze di una grande storia, come quella appunto della Polonia. Perché la Polonia non è solo campi di concentramento e lager.
Grazie a Daniele Rocchetti, come sempre guida professionale e sapiente che ci ha preso per mano in questi giorni.

























