UNO IN CRISTO PER ESSERE CASA DI TUTTI
La Giornata Missionaria e la Giornata dei Poveri illustrate dal Papa devono far riflettere. “Uno in Cristo e uniti nella missione” è il titolo della Giornata Missionaria. Che la comunità cristiana e tutti i cristiani siano missionari è cosa nota. Il cristiano “è missione” (Papa Francesco). Come? Scrive Papa Leone: “Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria. L’essere uno in Cristo ci chiama a tenere sempre lo sguardo rivolto al Signore, perché Egli sia davvero al centro della vita personale e comunitaria, di ogni parola, azione, relazione interpersonale”. Essere uno in Cristo, perché “quanto più saremo uniti in Cristo, tanto più potremo compiere insieme la missione che Egli ci affida”. Ci stiamo chiedendo sul come essere e costruire la Chiesa oggi, prima e per essere la chiesa del domanı. La risposta c’è: uniti a Cristo e in Cristo. Le comunità cristiane sono “uno in Cristo?”. La nostra lo è? Poi verrà tutto il resto, efficace e fecondo. Continua il Papa: “Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo”. Chi si unisce a Cristo è contagiato dall’amore, diventa amore. Lo siamo? Lo è la comunità? Allora saremo costruttori di quella “Magnifica umanità” descritta da Papa Leone nella sua Enciclica. L’amore lega la Giornata Missionaria alla Giornata dei Poveri. I cristiani non fanno semplice filantropia, la Chiesa non è una Onlus, ripeteva papa Francesco. Per i cristiani, Dio é la sorgente, il paradigma e il compimento dell’amore. Che viviamo in un mondo sempre più vuoto di Dio lo dicono le chiese sempre più vuote, ma anche la mancanza di giustizia e la presenza dei poveri. Scrive Papa Leone nel messaggio Il Signore è il rifugio del povero: “La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale”. Un mondo che si chiude a Dio si chiude ai poveri: “I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società. L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene cosi esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia”. Il rifiuto di Dio è reso evidente e pagato dai poveri. Dio è il rifugio del povero. Dio e chi crede in lui e si lascia trasformare dal suo amore: “I poveri sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno. Lo incontrino, anzitutto, in coloro che si dicono cristiani”. Di qui le domande: “Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto?”. Che cosa rispondiamo? Anche nella nostra comunità cristiana ci sono tante persone che testimoniano la carità del Vangelo e il Vangelo della carità. Non sono sulla bocca di tutti, ma la loro carità arriva dove c’è bisogno. Poco appariscenti, ma fanno molto. Tengono vivo il Vangelo perché lo vivono. Non fanno parlare di sé, ma danno voce a Dio. Persone semplici, ma essenziali; discrete, ma costanti; silenziose e umili, ma affidabili e disinteressate. Unite al Signore, perciò hanno i suoi occhi e il suo cuore. Sanno rifugiarsi nel Signore e farsi rifugio per i poveri. E’ grazie a loro, di cui si parla poco e a volte perfino male, che trova rifugio in Dio chi lo cerca e chi desidera sentirsi a casa nella comunità.
don Luigi