La Speranza risorge e fa risorgere

La Speranza risorge e fa risorgere

Il Risorto ci chiede a proposito della nostra speranza. che cosa speri? In chi speri? Sono la tua speranza? E tu, sei speranza per qualcuno? Il Risorto ci trova in deficit di speranza. Molti giovani hanno pochi motivi di speranza. Gli adulti ne offrono poca. I giovani cosi vivono tra disincanto e desiderio: hanno la vita davanti, ma tante cose finiscono per scoraggiarli e demotivarli. Più che speranza, si danno illusioni. Tuttavia, resiste insopprimibile la ricerca del senso e dello scopo da dare alla vita. Adulti e giovani devono prendersi le proprie responsabilità, dare ascolto alle voci profonde, rischiare per qualche cosa di veramente grande. Che speranza hai? Che speranza sei? Io spero nell’amore, nel perdono, nella vita, Mi sto illudendo? Sto sprecando tempo? Qualcuno mi ha fatto incontrare il Vangelo. Li c’è speranza. Una speranza unica.
La speranza cristiana non ha uguali. Non è vago ottimismo, non è fiducia a buon mercato, non è evasione, scappatoia, sogno senza alcun aggancio con la vita e la storia. La speranza più incredibile e necessaria per me è legata a una tomba vuota. Quella dove avevano deposto il corpo di Gesù, morto sulla croce.
In quel sepolcro l’odio aveva creduto di aver rinchiuso l’amore; il peccato di aver vinto sul perdono; la morte era sicura di avere il potere sulla vita. Ma quel sepolcro è vuoto. L’odio, il peccato, la morte hanno fatto male i loro conti. Hanno sbagliato su Dio e, per questo, hanno sbagliato su tutto. lo spero, perché posso credere nell’amore, nel perdono, nella vita. Tutto può essere perdonato, l’amore non è spreco, la vita non muore. Quella tomba è vuota. Tutto sta volgendo al bene. La lotta tra morte e vita è ancora in atto, continua a far dubitare e piangere, ma di questa battaglia si conosce già la fine. Praticamente tutto è ancora in cammino, spesso faticoso e oscuro, ma in cammino verso una meta che non è pura fantasia, è una realtà già esistente. “La fine è già cominciata. Ed è gloria”.
La speranza cristiana non è qualcosa. È qualcuno. Negli Occhi e nel cuore ho l’immagine di Maria di Magdala che corre. Il mattino di Pasqua era andata al sepolcro di Gesù, a piangere. La tomba è violata, è vuota. Pensa sia l’ultimo affronto. Qualcuno le chiede: “Chi cerchi?” “Cerco la speranza” risponde” “Maria!”, continua colui che non ad aveva riconosciuto, “sono qui. Ma non mi trattenere. Va dai miei fratelli. La speranza non va trattenuta, va diffusa. E Maria comincia a correre. “Perché corri, Maria? Che cosa hai visto, che cosa ti dà tanta forza, tanta gioia?”. “Il Maestro è vivo. Gesù, la mia speranza, la mia ragione di vita, è vivo. Nessuna pietra lo ha bloccato, nessun sepolcro lo ha rinchiuso. E vi precede. Lui ci precede sempre. Tutti. Non cercatelo nella tomba, ma nel mondo. Non cercatelo nella morte, ma nella vita”. Il Signore della vita era morto, ma ora è vivo. Ha voluto, dovuto morire, come il seme, come dono d’amore, con la forza della fede e il coraggio della speranza. Pasqua è di chi vuole sperare contro ogni speranza. Può sperare veramente solo chi si lascia incontrare dal Risorto. Il Vincitore della morte non si presenta con segni potenti e imponenti. Come raccontano i vangeli di Pasqua, lo posso incontrare e testimoniare nei gesti che sanno di cura, hanno il sapore del servizio, il gusto del perdono e della riconciliazione, la luce di un sorriso. Avvengono dove la vita accade: un giardino, una spiaggia, lungo la strada, in casa, attorno a un fuoco o a una tavola.
Nell’epoca della spettacolarizzazione, si rischia di perdere i piccoli particolari della vita reale, i semplici dettagli e imprevisti, ma che possono fare la differenza tra una vita reale e una solo fumo, tra persone e marionette. Quanta speranza, gioia e forza ci è stata data da qualcuno che ci ha salutato, ascoltato, sorriso, ci ha preparato qualcosa da mangiare, ci ha incoraggiato, abbracciato. Forse è poco tutto questo. E se fosse l’essenziale?