Natale, speranza irriducibile, Amore inesauribile

Natale, speranza irriducibile, Amore inesauribile

Natale. Riecco la Speranza, la piccola Speranza, in un bambino deposto in una mangiatoia. A Natale (ri)nasce la speranza. Come un bambino, la piccola Speranza sa cantare e saltellare, anche se intorno c’è un mondo pieno di macerie. Delle tre sorelle, fede, speranza e carità, lei è la più piccola; ma le cose più piccole non sono le più trascurabili. È piccola la speranza, ma sa vedere l’invisibile, ha il potere di trasformare tutto in vita. Non è semplice ospitare la speranza. Per qualcuno, la speranza è un inganno, perché non ti dà pace: “La speranza è il peggiore dei mali, perché prolunga il tormento dell’uomo”. Nietzsche, posso dirti una cosa? Dipende da dove, in che cosa, in chi hai posto la speranza. Se speri negli idoli, resti deluso, perché gli idoli “hanno occhi, ma non
vedono; hanno bocca, ma non parlano; hanno orecchi, ma non sentono; hanno mani, ma non toccano”. Sono solo facciata. Dentro sono vuoti, non hanno cuore. Non ti dà pace la speranza. Come un bambino, non si ferma mai, non si rassegna mai. Se vuole una cosa, anche impossibile, ostinatamente la cerca, la domanda. Non è facile sperare. Delusioni, tradimenti, guerre, ingiustizie,
sofferenze: quali ragioni ha la speranza di insistere? Perché spero? Perché spero ancora? Spero quando guardo un bambino. Le ragioni della mia speranza sono in quel Bambino. Come ogni bambino, mi porta un mondo nuovo.

Ma quel Bambino è unico: mi porta Dio. È Dio. Non è facile sperare senza Dio. Il mondo senza Dio “è una storia raccontata da un pazzo, una storia senza senso, piena di rumore e di fracasso” (E. Ionesco). Ho poco da sperare in me e nel mondo. A Natale riecco la Speranza che squarcia i cieli e scende, nel mezzo della notte. A Natale non siamo noi a sperare, è la Speranza che si impossessa di noi. Lo fa con la povertà e la forza, il sorriso e l’ostinazione di un bambino. La mia speranza è Lui. Quel Bambino mi dirà perché sperare, mi darà ragioni per sperare, mi aiuterà a sperare. Anche nel buio.

La speranza è di coloro che si ostinano a contemplare la vita dal punto di vista diverso. Guardano il cielo e vedono gli angeli; osservano una stella e si mettono in cammino; vedono un bambino e adorano l’Invisibile. Per chi si lascia impossessare dalla Speranza, sperando contro  ogni speranza, tutto è segno di Dio. Tutto è grazia. Natale: sei pronto a sperare? Natale. Riecco l’amore, il folle amore di Dio. Appare la “grazia di Dio”. La grande speranza che la piccola Speranza viene instancabilmente a confermare è il perdono illimitato e la libertà infinita dell’amore fedele di Dio. Inginocchiati davanti alla mangiatoia e ai piedi della croce è possibile riconoscere che Dio ci ama, solo per amore. Lì sai che il senso della vita è l’amore, ciò che salva è l’amore, la forza più grande è l’amore, la legge della vita è l’amore. Conosci che Dio è Amore e viene solo per amarci. Non è facile lasciarsi amare. L’amore obbliga a scegliere. Se qualcuno ti ama, tu rispondi con la gratitudine o con il rifiuto. Il peccato originale è rifiutare l’amore di Dio. Non è facile accettare di essere amati, perché l’amore che ti viene offerto non ti lascia quello che eri fino a quel momento. Essere amati lo vogliano tutti, ma sapersi amati ti cambia: può riempirti di gioia e forza, ma anche di confusione e di imbarazzo: ti senti al settimo cielo, ma anche legato; è un dono, ma anche una responsabilità; ti fa sentire unico, ma ti toglie spazio; sai di non meritarlo, ma dipenderai da quell’amore. Chi ti ama, ti fa crescere e crescere è faticoso. Chi ti ama, ti libera dall’egoismo e dal narcisismo; è
doloroso.

Se ti permetto di amarmi, non potrò più fare a meno di te, non potrò che amarti. O odiarti. Chi ti ama, si espone a questo rischio. È il dramma anche di Dio. Con quali occhi guarderemo il Natale, con quale cuore lo vogliamo vivere? Gesù, dalla mangiatoia alla croce, chiede di poterti amare, solo di amarti. Se accettiamo di essere amati, occhi e cuore si riempiranno di amore e di fiducia, come quelli di Maria e Giuseppe; di stupore e di gioia, come quelli dei pastori; di coraggio e di adorazione, come quelli dei Magi. Se rifiutiamo, il cuore e gli occhi saranno pieni di paura e di odio, come quelli di Erode; di indifferenza e inquietudine, come quelli di Gerusalemme.

Natale: sei pronto a lasciarti amare?