MAURIZIO BONFANTI NELLA NUOVA PARROCCHIALE – QUARESIMA 2025

MAURIZIO BONFANTI NELLA NUOVA PARROCCHIALE – QUARESIMA 2025

Nel cammino quaresimale siamo accompagnati da quest’opera di Bonfanti. È un’immagine evocativa, intensa. È un uomo solo. Non necessariamente isolato. È solo. A volte è inevitabile esserlo.  A volte è necessario esserlo. Chi è? Siamo noi. Che cosa sta facendo? Sta pensando, piangendo, riposando, pregando, aspettando… sta facendo quello che facciamo anche noi, forse in questo momento.

Guardiamola a lungo questa immagine.  Facciamolo alla luce dei vangeli delle singole domeniche.  Ne illustra un aspetto, ne coglie un sentimento. Ogni domenica ci darà un messaggio nuovo.  Così è l’arte: sa trasmettere qualche cosa di diverso e di vero, ogni volta che la contempli con gli occhi e con il cuore.  Sa far emergere ciò che abbiamo dentro, sa aiutarci a leggere la realtà, sa trasportarti oltre.

don Luigi Manenti

 

Maurizio Bonfanti è nato a Bergamo nel 1952.  Inizia la sua formazione artistica presso il Liceo Artistico di Bergamo e, in contemporanea, frequenta i corsi serali di acquaforte presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Pittore bergamasco affermato e conosciuto, si distingue per la sua capacità di evocare emozioni profonde attraverso una sintesi di elementi formali e tematici. In particolare, l’uso del colore e della luce, spesso presenti nelle opere di Bonfanti, crea un’atmosfera che invita alla riflessione. Perciò abbiamo scelto questa figura, dal titolo “Corpo assorto” che colpisce per la sua complessità emozionale.

 

RICONCILIARSI

Invito a fermarsi

di don Enrico D’Ambrosio

 

Un uomo è seduto

alle pareti spoglie

della sua stanza.

In punta di piedi

Sto sulla soglia.

Non mi vede. Mi sente.

Il suo corpo raccolto

è un invito.

 

Decido di entrare.

Mi siedo davanti a lui.

Tutto metto a terra. Posso farlo.

 

E m’immagino,

in questo incontro,

di vedervi tutti raccolti

in cerchio

in questa posizione,

in silenzio,

in ascolto,

in umiltà e disponibilità

dei nostri corpi

prima di prendere

parola.

 

Stando seduto

cambia il mio ascolto dell’altro.

Anche la parola

che rivolgo all’altro

si trasforma.

 

Non c’è ragione

per pensieri superbi,

e parole altezzose.

Sto in ascolto di ciò

che sale dalla terra,

ed esce dal cuore

mio e dell’altro.

***

Rientro in me stesso,

scendo proprio là

nel luogo segreto

che solitamente fuggo.

Mi riconnetto

con le mie profondità.

Non devo temere l’oscurità.

 

Appoggio la fronte

È l’ombra della luce

a farmi sentire

nuovamente

il movimento

delle viscere.

 

Appoggio la fronte

sulle braccia.

La mente spesso mente.

Disperde.

 

Si calma la tempesta

dei pensieri.

Le parole che confondono

per un momento tacciono.

 

Il respiro si fa

lento, calmo e profondo.

Posso sentire

il battito del cuore.

****

Non c’è vergogna

in questo gesto

di raccoglimento.

Non è un chiudermi

al mondo

e nascondere all’altro

il mio volto.

 

È pudore.

Per un momento,

chiudo gli occhi,

lo sguardo si pulisce

da ciò che mi annebbia.

 

Bisogna, a volte, ch’io

lo faccia e mi affidi

ad una Presenza che purifica

per ritrovare lucidità

e fare verità.

Bisogna ch’io deponga l’io,

i pensieri pesanti.

E guardi i sentieri storti

segnati come vene

sulle mie mani.

 

Riabbraccio

me stesso,

mi accolgo

e in me

tutta l’umanità

si raccoglie.

E quello sfondo

non emana calore

alle nostre spalle?

Quel muro

è parete sottile.

Traspira.

Trapassa luce.

 

È un foglio bianco

pronto a squadernare

una vita nuova

un’altra storia.

 

Si nasce a testa bassa.

Una voce mi risveglia

dal mio assopimento.

Rialzo la testa.

 

Il silenzio è grembo

da cui nasce la parola

che genera vita.

Si risorge sempre da morte.

Alla vita.

 

Eccomi.

Ritrovato.

Rinato.

Risorto.

Riconciliato.

La vita mi chiama

a rispondere.

Ed io l’abbraccio di nuovo.